Luglio 16, 2019 06:06:57

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Intervista rilasciata dal generale Stefan Gusa
 

Bucarest, 1993

Reporter: “ – Perché sollecitò la chiusura delle frontiere?”

Generale Stefan Gusa: “ - Era il primo obbligo legale e logico in quella situazione. E in qualsiasi stato. In breve tempo, il comandante delle guardie di frontiera mi comunicò che la frontiera ovest era stata aperta per far passare gli aiuti. Era quanto gli era stato chiesto da parte dell’F.S.N. * Gli gridai: “ – Quando ebbero il tempo di raccogliere quegli aiuti? Quando ebbero il tempo di attraversare l’Ungheria? Cosa mi rimaneva da fare? Chi aveva dato l’approvazione? Come potevo ancora fermarli? Dopo le ore 17.00 tutto era silenzioso. Mi diressi verso il Comitato Centrale. Errore! Un comandante deve restare là dove può guidare le sue truppe.”

Reporter: “ – Ho la videocassetta. Vi compare anche il generale Militaru. Sapeva che era già ministro della Difesa Nazionale, nominato dal capitano Lupoi attraverso la televisione?”

Generale Stefan Gusa: “ – No. Venni a saperlo molto più tardi. Lo conoscevo dai tempi in cui mi trovavo a Craiova, cioè dal 1960. Era tornato dall’URSS. Era rimasto per pochissimo tempo a Iasi. Sapevo che era stato dimesso dall’esercito perché si riteneva che nel periodo in cui aveva studiato in URSS fosse stato reclutato dai  servizi sovietici, e che dopo  il suo ritorno nel Paese fosse stato contattato da questi. Si diceva più o meno la stessa cosa sull’ex generale Serb. Mi ricordo che il 22 dicembre, di sera,  il generale Militaru aveva asserito nella sede del C.C. che il Fronte di Salvezza Nazionale esisteva da sei mesi.

Reporter: “- Chi si presentò ancora?”

“ – Brucan, Barladeanu …”

Reporter: “ – Ex membri del Komintern.”

Generale Stefan Gusa: “ – Non li conoscevo. Non erano delle personalità. Soltanto dei comuni vecchietti. Era venuto anche Verdet. Lo sa solo Dio come abbia fatto ad entrare! Le ho detto che io ebbi grosse difficoltà ad entrare.”

Reporter: “ – Chi venne da parte della Milizia e della Securitate?

Generale Stefan Gusa: “ – Comparvero il generale Vlad e il colonnello Ardeleanu, capo dell’USLA, che riposi in pace! Avevo conosciuto il generale Vlad quando insegnavo alle Truppe di Guardie di Confine. Mi era sembrato una persona equilibrata, intelligente, esigente, e un buon professionista. Mentre stavamo discutendo, fuori iniziò la mascherata. Si cominciò a sparare. Sentii dei colpi sparati da armi automatiche. Tirai le tende e guardai fuori. Sul tetto del palazzo reale vi erano tre o quattro postazioni di armi da fuoco automatiche. Come militare sono rimasto scioccato dalla seguente situazione: avevamo tutti parlato dal balcone e non era successo niente. si sa che qualsiasi terrorista spara ai dirigenti, non sulla  folla. Si iniziò quindi a sparare dopo che finirono i discorsi tenuti dal balcone.

Reporter: “ – Chi aveva parlato dal balcone?

Generale Stefan Gusa: “ – Il signor Iliescu. Prima di giungere al ministero non lo conoscevo. Gli succedettero Petre Roman, io ed altri. Non si sparava. Soltanto dopo essere tornati all’interno dell’edificio si iniziò a sparare. In base alla mia esperienza, posso dirvi che venivano impiegate mitragliatrici o pistole mitragliatrici. Si sarebbe però potuto trattare anche di simulatori di fuoco. La mia impressione fu che avessero sparato verso l’alto, non verso il basso, sulla folla. La piazza era colma di gente. Non vidi persone cadere a terra. Telefonai al Ministero della Difesa Nazionale. Mi fu riferito che tutto era tranquillo. Mi richiamarono più tardi riferendomi che dal tetto del ristorante Orizont e dai palazzi si sparava contro l’edificio del ministero. L’intervallo di tempo trascorso finché iniziarono a sparare fu molto breve, cioè di due, tre minuti o anche più breve. Erano circa le 18.30. Dopo pochi minuti mi fu riferito che venivano attaccate CAAT, DTM … la maggioranza delle unità dell’esercito presenti a  Bucarest. Successivamente, furono attaccate quelle di altre città del Paese. Capisce? Del Paese! Ricevetti informazioni da Iasi e dalla Marina Militare secondo cui si cercava di penetrare nel Paese attraverso la frontiera est, incluso dal mare. Pensai che nella grave situazione in cui ci trovavamo dovevamo resistere. Quelli che mi riferirono tutto ciò avevano certamente ricevuto la notizia da qualcuno.”

Reporter: “ – Che cosa la fece decidere di resistere?”

Generale Stefan Gusa: “ – Mi ricordai del 1968. Il fatto che l’esercito ceco non aveva resistito all’invasione e, per quanto ne so, non aveva nemmeno tentato di farlo. Era incomprensibile. Si trattava pur sempre del loro Paese! Il maggiore Cioara di Iasi era stato informato dalle pattuglie di ricognizione e dalle guardie di confine che i sovietici si preparavano ad entrare nel Paese con blindati ed elicotteri. Gli ordinai:   “ – Ragazzo, nessuno deve passare la frontiera, piuttosto morite difendendola!”” Dissi la stessa cosa a tutti coloro con cui parlai quella notte, incluso alle guardie di confine. “ – Nessuno deve passare la frontiera! Sparate!”
Quella notte successero anche altre cose molto importanti. I comandanti degli eserciti del Trattato di Varsavia avevano cominciato a cercarmi. Senza entrare nei dettagli, i romeni devono sapere che questo trattato prevedeva tre categorie di organi dirigenti: il Comitato Politico Esecutivo, composto di capi di Stato, il Comitato dei Ministri della Difesa e il Comitato dei capi di Stato Maggiore. Siccome il capo dello Stato era stato arrestato e il ministro della Difesa era morto, si rivolgevano a me. Il  suddetto trattato non era uno scherzo, ma un patto di diritto internazionale. Quelli che avevano firmato avevano alcuni diritti e obblighi chiaramente specificati. Non è facile infrangere simili cose. Ero vivo e indipendentemente da chi li avesse contattati  non potevano ignorarmi. E non lo fecero.”
Reporter: “ – Con chi parlaste?”

Generale Stefan Gusa: “ – Con il generale Karpaty degli ungheresi, con Vacek dei cechi, e con Semerijev, capo del Grande Stato Maggiore bulgaro. Mi aveva telefonato l’addetto militare sovietico, poi quello ungherese, il colonnello Arady Sandor che parlava molto bene il romeno. Il colmo è che quest'ulitmo mi indicò con assoluta precisione una parte delle stazioni che dovevano essere distrutte dall’Esercito Romeno per liquidare il fenomeno terrorista! Si trattava di stazioni della securitate, ma non soltanto.”

Reporter: “ – Se avesse colpito le stazioni da egli indicate si sarebbero interrotti i collegamenti nell’intero Paese. Si sarebbe veramente giunti al caos e alla guerra civile. Una confessione: ho la registrazione di quel colloquio. Fu fatta dai securisti dell’UM 110.”


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