Ottobre 22, 2019 17:23:50

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Intervista rilasciata dal generale Stefan Gusa

Bucarest, 1993


Generale Stefan Gusa: "- In conclusione: coloro che effettuarono diversioni non furono sostenuti dagli abitanti di Timisoara, ma agirono. Se volevano rovesciare Ceausescu o il partito comunista  perché attaccarono l’esercito? Non fu una provocazione? Non mirava a ciò il voler attirare l’esercito nel macello progettato? Il macello di cui si parlava in data del 22 dicembre? Quello con 60.000 morti? Il 19.12.1989, di mattina,  ricevemmo notizie certe: la popolazione di Timisoara si stava organizzando per la rivoluzione. Con striscioni, con individui incaricati di mantenere l’ordine, con responsabilità precise. Coloro che erano violenti, ubriachi o armati venivano allontanati. Avevano chiare rivendicazioni. Proviamo a riconoscere alcuni fatti che alcuni hanno dimenticato un po’ troppo in fretta: fu Timisoara a dare l'avvio alla rivoluzione! È merito suo. Il fatto che l’avvio sia stato progettato da altri non diminuisce minimamente tale merito.”

Reporter: “ - L’intervento delle truppe diversive straniere è fortemente contestato in Romania. Molti giornalisti americani, francesi, belgi, inglesi e tedeschi hanno dimostrato l’esistenza delle truppe “di avvio” sovietico-ungheresi. Possiedo molti libri e articoli su questo tema. Ho anche alcune videocassette. Neghiamo perfino ciò che alcuni ungheresi hanno ufficialmente riconosciuto innalzando un monumento ai caduti in territorio romeno. La storia non si scrive in base ad orgogli e opinioni. Gli organi responsabili del controllo delle persone al passaggio delle frontiere  devono presentare l’elenco esatto dei  turisti entrati nel Paese nel periodo 13 – 17 dicembre 1989.  Il loro numero fu circa quattro volte maggiore della media normale in quel periodo dell’anno.

Generale Stefan Gusa: "- Il 20.12.1989 l’intera popolazione di Timisoara era in strada. Pacifica, con bandiere, cantando, scandendo slogan contro Ceausescu. Molti sfilavano sui nostri TAB. Nessuno vi si oppose. Varie emittenti radiofoniche straniere parlavano di migliaia di morti a Timisoara. Ero lì e sapevo che non era vero. Non si trattava né di migliaia né di centinaia. E nemmeno di decine. Erano pochi, incluso fra i militari. Non voglio incolpare nessuno. E nemmeno discolpare. Sapete ciò che successe allora con l’esercito? In base a prove certe? A gennaio 1990 ero a Cluj. Ascoltai l’intervista rilasciata da Petre Roman a una bella francese. Egli affermava, tra l’altro: “- Allora i blindati spararono sulla folla.”  Bravo! L’esercito era stato utilizzato e poi veniva gettato nella spazzatura. Petre Roman si è forse dimenticato che era entrato nella sede del Comitato Centrale con l’aiuto dell’esercito? Che in quelle notti l’esercito lo difese e lo nutrì? Qualche giorno più tardi l’esercito andava buttato via. Vorrei che venisse indicato con precisione quanti morirono entro il 22 di dicembre e quanti dopo. Così capiremo che le Forze Armate non spararono per uccidere. Spari di intimidazione vi furono. Errori vi furono. Ma non si sparò per uccidere, questo no! Se si fosse davvero sparato sulla gente, non riesco nemmeno a pensare alle conseguenze. Se avessi ordinato ai soldati di sparare un’unica salva sarebbero morte migliaia di persone. È proprio questo che bisogna capire. Una mitragliatrice con una cadenza di tiro di 600 colpi al minuto avrebbe potuto trasformare l’intera piazza in un cimitero. I morti sarebbero stati migliaia o decine di migliaia. Più o meno come asseriva in televisione "l’eroe" Silviu Brucan. Il guaio è che il tempo passa e la colpevolizzazione fu opera dei professionisti della diversione.”
Reporter: “ – Guerra psicologica dunque?”

Generale Stefan Gusa: “- La sentii sulla mia pelle. Per esempio, a un dato momento il sistema di difesa antiaerea individuò dei bersagli aerei che si spostavano da nordovest verso sudest. Ciò fin dalla data del 18 dicembre. Ce lo confermò la grande unità di difesa antiaerea della zona. “

Reporter: “ – Dall’Ungheria verso la Romania?”

Generale Stefan Gusa: “ – Esattamente. Feci alzare in volo l’aviazione, però non appena i rispettivi bersagli arrivarono nella zona di frontiera virarono spostandosi lungo quest’ultima. Tutti questi dati possono essere confermati dal comandante dell’unità romena di aviazione che si preparò per il confronto. Eravamo decisi a sparare. Il mio ordine fu: “Nulla deve passare la frontiera!” Avevo controllato presso l’aviazione: non avevano l’approvazione al sorvolo. E si stavano dirigendo verso Bucarest. Adesso, però, mi chiedo se quelle informazioni fossero vere. La diversione era iniziata?”

Reporter: “ – Si sarebbe potuto trattare anche di una simulazione?”

Generale Stefan Gusa: “ – Si, ma sarebbe stato necessario impiegare una tecnologia molto sofisticata. Ciò avrebbe significato che la diversione fosse stata organizzata  ad alto livello. Ulteriormente, noi tutti ne avvertimmo gli effetti a Bucarest. Con massima intensità, dopo il 22 dicembre 1989. Andai a Bucarest con un AN – 24 pilotato dal comandante del reggimento di trasporto. Attraverso la rete radio dell’aereo venni a sapere che una serie di ex ufficiali e generali dell’esercito si erano presentati alla radio e alla televisione con ogni sorta di appelli. Mi scioccò il generale in riserva Nicolae Militaru che fece appello ad alcuni ex comandanti, espressamente nominati, con le seguenti parole: “Fermate il macello!” Come avrebbe potuto sapere ciò che era realmente successo? Perché aveva inventato un macello commesso dall’Esercito Romeno? Era quello il piano? Sapevo con certezza  che all’ora in cui l’elicottero presidenziale si era alzato in volo dall’edificio CC non si sparava più in nessun angolo del Paese. Me ne ero accertato contattando tutti i corpi d’armata. Tutti mi avevano confermato che la situazione era tranquilla.
 
Reporter: “ – Quindi quei messaggi erano diversivi?”

Generale Stefan Gusa: “ – Non voglio qualificarli. Diciamo che erano bizzarri. Sostenevano così insistentemente che vi fosse stato un macello che mi sconvolsero. La gente avrebbe potuto crederci, e cadere in preda al panico. Al Ministero della Difesa Nazionale, nel gabinetto del ministro si trovavano i generali Stanculescu, Hortopan e  Eftimescu, e alcuni generali in riserva. Fu allora che vidi Kostyal per la prima volta. Spero sia stata anche l’ultima. La mancanza di ordine militare mi scioccò. Mi aspettavo di trovarvi ciò che avrei dovuto: marconisti, mappe, ufficiali. Quindi, un punto di comando ai più alti livelli.”

Reporter: “ – Come la accolsero? Le fu comunicato che Victor Stanculescu era il nuovo ministro della Difesa?”

Generale Stefan Gusa: “ – No, non vi fu tempo per discutere. Entrarono allora dalla porta Ion Iliescu, Petre Roman e Voican Voiculescu. Ci sedemmo al tavolo delle riunioni. La videocassetta con i colloqui intercorsi si trova presso un’unità speciale dell’esercito.”

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