Settembre 18, 2019 09:13:49

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Intervista rilasciata dal generale Stefan Gusa al colonnello Valeriu Pricina in data del 20 marzo 1990

Generale Stefan Gusa: - Vi erano donne che piangevano, vidì i veri slogan che venivano scanditi: “Abbasso Ceausescu!”, “Vogliamo la libertà!”, “Vogliamo la  democrazia!”, e allora mi resi conto che il vero significato delle cose era quello, ben diverso da quanto a noi comunicato, di ciò mi convinsi personalmente sul posto. Dissi alla gente che l’esercito se ne sarebbe andato. Alcuni di loro che si trovavano più vicino a me cominciarono ad applaudire. Nessuno mi fece a pezzi, né mi linciò, contrariamente a quanto mi avevano detto alcuni civili all’ingresso, i quali mi impedirono all'inizio perfino di entrare. La gente si fece da parte per farmi passare e venni accompagnato verso l’uscita. Avevo dimenticato di dirle che al mio arrivo Radu Balan se ne andò molto arrabbiato dicendo: “- Cosa è venuto a fare qui l’esercito?”. Come se fossi stato io a chiamare lì l’esercito. Insomma. Feci subito segno ai militari. Dissi loro: “- Andatevene immediatamente via da qui!”. La macchina con cui ero venuto fin lì era scomparsa, non so per quale motivo, e allora ne presi una che apparteneva alle Guardie Patriottiche e mi recai alla sede del Comitato Regionale. Non mi soffermerò a lungo su quel momento.

Reporter: - Sì, va benissimo.

Generale Stefan Gusa: - Una volta giunto là, riferii al segretario Ion Coman quale fosse la vera situazione: “- Signore, sono stato in fabbrica.” “- Cosa ci facesti là? Non intendevo dire che ci dovevi andare tu, avresti dovuto mandare là qualcun altro.” “- Io invece avevo capito che ci dovevo andare di persona.” Insomma, non è questo l’importante. Gli dissi: “ – La gente vuole questo e questo e questo.” “- Ti sei lasciato spaventare da un gruppo di donne.” Ciò non mi piacque e mi recai subito alla grande unità dove si trovava il mio punto di comando. Insieme a Zeca,  comandante della divisione, e ad alcuni ufficiali decidemmo di ritirare i TAB dai ponti. Coman acconsentì a sua volta. Gli dissi che bisognava ritirarli giacché non aveva senso bloccare il traffico. Per quale ragione? Per evitare i raduni? Ormai avevamo capito che cosa voleva la gente. Sfortunatamente, sembra che ci sia stato un incidente  quando uno dei TAB vicini a ELBA si ritirò: uno dei soldati sparò un colpo, probabilmente per errore. Più tardi venni tuttavia a sapere da alcuni ufficiali di Timisoara che a sparare non fu qualcuno del TAB, ma un cittadino che si trovava sul ponte. È un peccato che si sia verificato anche quell’unico incidente. Certo è che quella notte diedi l’ordine di ritirare tutti i TAB dalle principali arterie, di rafforzare assolutamente la guardia agli obiettivi militari, di tranquillizzare le persone, cioè di andare in mezzo a loro e di calmarle spiegando loro come stavano le cose, e di non sparare in nessun caso contro gli operai. Tutto ciò è annotato anche nel Registro.

Reporter: - Nel Registro operazioni. Mi dispiace interromperla, ma, a proposito di quanto annotato nel Registro operazioni,  un collega mi ha raccontato che fu testimone di quanto accaduto in quel momento, e che non fu l’unico a essere presente quando lei ordinò che venisse annotato nel Registro operazioni l’ordine summenzionato, e, inoltre, mi disse che lei avrebbe esortato colui che scriveva, probabilmente un maggiore tenente …

Generale Stefan Gusa: - Erano presenti più persone, non rimasi mai da solo.

Reporter:  "- Scrivi esattamente come ti dico io, e cioè che non si deve assolutamente sparare, devi scriverlo perché in base a questo Registro operazioni noi verremo giudicati e fucilati in Piazza dell’Opera a Timisoara.”

Generale Stefan Gusa: - Sì, le spiego perché: c’erano delle situazioni (n.n.: registrazione inudibile).

Reporter: - Pensava probabilmente alle possibili conseguenze derivanti da un ordine del genere, perché in quel momento … (n.n.: registrazione inudibile).

Generale Stefan Gusa: - Sì. Deve sapere che quelli furono momenti di straordinaria intensità. Adesso, a due mesi di distanza, vediamo le cose in modo diverso. Quei momenti furono, però, straordinariamente intensi e unici, almeno per me, ma credo che anche per molti altri. Il giorno dopo fummo informati che gli operai si stavano radunando nelle fabbriche e anche per quartieri, che volevano manifestare e che erano pacifici e recavano bandiere bianche e tricolori. Certo, molto bene, non avevo alcun tipo di … (n.n.: registrazione inudibile). Vennero dati anche altri ordini al mattino riguardo al controllo di alcuni obiettivi militari, ma certo è che – momento importante – la gente cominciò ad affluire verso il centro. Rammento che ordinai perfino a due sottounità di paracadutisti che volevano bloccare – avevano ricevuto l’ordine, si fa per dire, dalla grande unità dall’altra parte, non so da chi, probabilmente che colui che lo ricevette lo preciserà - l’entrata all’UTM e dissi: “ – In nessun caso di fronte alla fabbrica, in nessun caso dovete far scendere lì i soldati, parcheggiate i camion più in là e statevene tranquilli.” In effetti, lo fecero, è questa la verità. Quindi, verso mezzogiorno, la gente arrivò lì in silenzio.  Non solo, ma bisogna riconoscere – è giusto farlo visto che corrisponde al vero – che i manifestanti fraternizzarono effettivamente con l’esercito, tant’è che salirono sui TAB e sfilarono con essi incluso davanti al Comitato Regionale, come venni a sapere in seguito. Operai, allievi, studenti, recanti bandiere, passarono insieme all’esercito  proprio davanti alla divisione. Fu veramente un momento unico e mi resi conto che, in effetti, l’esercito sarebbe dovuto intervenire proprio a quello scopo, e non per le ragioni che ci erano state comunicate, addirittura per provocarci, bisogna dirlo perché è questa la realtà.

Reporter: - A questo punto, vorrei sottolineare una cosa. Ciò avvenne il giorno 20?

Generale Stefan Gusa: - Il 20, di mattina, verso mezzogiorno, in realtà, a mezzogiorno.

Reporter: - Di mattina verso mezzogiorno. Viene veicolata l’idea che il giorno 20 (idea confermata da più militari della guarnigione e da varie unità) l’esercito avesse deciso di passare completamente dalla parte dei rivoluzionari di Timisoara, e perfino di difendere a qualsiasi costo la città, dato che correva già voce che vi era l’intento di raderla al suolo. Penso all’ordine che lei aveva dato proprio qualche giorno prima, quello di non sparare, di non intervenire in alcun modo.

Generale Stefan Gusa: - Quello di difendere gli obiettivi militari e le proprie armi, così come le varie attrezzature tecniche; può immaginare che catastrofe sarebbe successa se fossero capitate in mano a chissà chi.

Reporter: - Secondo me, esiste un collegamento tra i fatti da lei appena illustrati, riferiti anche da più ufficiali di Timisoara, l’ordine da lei dato e l’incarico che ricopriva in quel momento, quello di Capo del Grande Stato Maggiore. Mi sembra che sia l’ordine, sia la decisione delle unità militari presenti sul posto di passare dalla parte dei rivoluzionari, riportò l’unione nell’ambito del nostro esercito. Lei era tuttavia il Capo del Grande Stato Maggiore.


 

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