Luglio 16, 2019 05:52:21

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Intervista rilasciata dal generale Stefan Gusa al colonnello Valeriu Pricina in data del 20 marzo 1990

Generale Stefan Gusa: - Si, certamente, si erano già verificati incidenti. Venivo molto difficilmente a sapere quale era la situazione perché le truppe erano disperse. Forse sto un po’ anticipando le cose, ma in realtà si era voluto creare quella dispersione, se così la possiamo chiamare, quello sparpagliamento delle innumerevoli forze verificatosi in moltissimi posti in seguito a varie telefonate e a notizie molto spesso confuse o erronee, come capimmo ulteriormente. Fu comunque una situazione estremamente poco chiara. Verso le ore 21.00 o 22.00 – non rammento con precisione l’ora – il segretario Ion Coman mi chiese di inviare due TAB e di venire anch’io con essi per fare un giro della città insieme al segretario del Comitato Centrale, Ilie Matei, e ad altri che non conoscevo, al fine di vedere che cosa fosse successo. Sono andato con due TAB di fronte alla sede del Comitato Regionale. Non c’era più gente in strada, c’erano soltanto dei gruppi. Si vedevano però tracce certe delle devastazioni e degli attacchi avvenuti. È questa la realtà. Cruda, ma è la realtà. Facemmo quel giro, vedemmo i negozi distrutti, alcuni dati alle fiamme. Tornammo indietro e li lasciai presso la sede, mentre io tornai al comandamento della divisione. Non ci andai col TAB, ma nella cabina di un autocamion.

Reporter: -  L’intero scenario coincideva dunque con le notizie che avevamo noi qua.

Generale Stefan Gusa: Esattamente, che avevamo all’inizio. Secondo cui si trattava di atti perpetrati da teppisti, da vandali, cose così. Eravamo molto perplessi. Chiesi ai comandanti, telefonai loro quella notte, in realtà telefonai tutte le sere a tutti i comandanti delle unità appartenenti alla grande unità meccanizzata. È vero che non chiamai quelli della difesa antiaerea perché supponevo fossero presso il dispositivo, compiendo missioni specifiche a queste truppe. I comandanti erano anch’essi perplessi riguardo a ciò che stava succedendo giacché vi erano stati tentativi da parte di alcuni individui, non delle masse, di attaccare alcuni depositi. Non capii però ciò che stava realmente succedendo. Erano tutti poco chiari, perplessi.

Reporter: - I dimostranti non andarono quindi a migliaia a perpetrare attacchi.

Generale Stefan Gusa: - Assolutamente no. Vi furono, però, gruppi di persone, non ho capito da chi fossero guidati e a che scopo. Fecero ciò e ulteriormente – lo capii, ovviamente, molto più tardi, e d'altronde intendo ritornare sull’argomento, glielo dico fin da ora – ci rendemmo conto che, in realtà, a Timisoara si tentò di attirare l’esercito in un macello.

Reporter: - Quando si rese esattamente conto di ciò?

Generale Stefan Gusa: - Me ne resi praticamente conto soltanto la sera del 18, o, più esattamente, il giorno 19 quando andai personalmente alla fabbrica “Elba”. Tralascerò alcuni dettagli, me ne voglia scusare, forse ci tornerò sopra.

Reporter: - Non vi è alcun problema, arriviamo all’essenziale.

Generale Stefan Gusa: - La gente era comunque perplessa, mentre l’esercito si trovava in una situazione del tutto inedita. Non eravamo mai stati preparati per una cosa del genere ed eravamo tutti perplessi riguardo a ciò che stava veramente succedendo; chi nutriva avversione nei nostri confronti? La popolazione, in nessun caso, i soldati erano gente del popolo, alcuni erano forse originari proprio da quei luoghi. Sapevamo tutti che non ne avevano alcun motivo, eravamo tutti informati, lo sapete benissimo, dovevamo affrontare altri problemi, altri pericoli incombenti. 

Reporter: - Correva voce riguardo a un intervento dall’esterno.

Generale Stefan Gusa: - Esattamente. Ci furono, sfortunatamente, anche questi aspetti di cui le ho parlato, queste azioni dirette contro i militari. Certo, né da   parte dei dimostranti, né da parte della gente o degli studenti o degli allievi, ma da parte di alcuni “elementi”. È questa la realtà.

Reporter: - Carri armati bloccati e incendiati?

Generale Stefan Gusa: -  Ce ne furono.

Reporter: - Mi scusi se la interrompo. Si parla dell’afflusso verso Timisoara di alcune nostre unità di carri armati.

Generale Stefan Gusa: - È proprio vero.

Reporter: - Qual è la verità? Venivano per intervenire contro i dimostranti, oppure perché si era diffusa l’idea che l’area in questione era in pericolo militare?

Generale Stefan Gusa: - Si riteneva che l’area fosse sotto minaccia militare, e vennero quindi inviate diverse unità che si trovavano nelle vicinanze; la realtà è che non erano unità bensì sottounità, le quali venivano perché, come lei sa, esisteva il pericolo di subire un attacco. Non pensammo mai di caricare i dimostranti.  L’esercito non pensò mai a ciò. Le unità furono inviate dal ministero. Ci venne comunicato che alcune sarebbero arrivate da Buzias, altre da Lugoj e da Arad. Contattai i comandanti di unità presenti nella guarnigione per organizzare la loro accoglienza nelle caserme, per alloggiarli perché alcuni di loro arrivavano di notte e siccome non conoscevano la città bisognava mandar loro delle scorte; sarebbe potuto succedere qualsiasi cosa, il caos regnava praticamente dappertutto. Bisognava dunque fare un po’ di ordine in questo caos. Furono momenti molto difficili. In effetti, in data del 18 non vi furono particolari problemi, almeno stando alle notizie a me pervenute, eccetto il fatto che venivano attaccati alcuni depositi e vari altri obiettivi militari. La sera del 18 vi furono però altre manifestazioni in strada e fui informato da coloro che si trovavano là – perché  vi era una serie di ufficiali del servizio di ricognizione presso le unità  presenti in zona, i quali mi informavano su quanto stava succedendo, mentre successivamente cominciammo a mandare i nostri uomini affinché si accertassero riguardo a quanto stava realmente accadendo - che si era sparato nella zona della Cattedrale e che nella stessa area vi era un parco dove moltissime persone erano state arrestate. Chiesi: “ – Signore, furono i soldati a sparare?” “ – I soldati spararono verso l’alto.” “- Quindi chi sparò?” Era tutto molto confuso e nemmeno ora posso fare affermazioni certe al riguardo, ma  sarebbe ingiusto dire che si era sparato e che vi erano state vittime. Voglio comunque dirle che in data del 18 venni informato dal tenente colonnello Zeca, mi sembra, che le persone chiedevano – lo avevano sentito dire tra la folla - di vedere i loro morti, di portarsi via i loro morti. Gli chiesi se sapesse dove fossero andate. “- All’ospedale regionale”, mi rispose. Mi sembrava normale. Allora telefonai al segretario Ion Coman presso la sede del Comitato Regionale e gli dissi: “- Mi è stato riferito che vogliono chiedere …” Mi rispose che non era affar mio, di non intromettermi, che non li avrebbero presi in quel momento. Insomma, fu un episodio che (n.n.: registrazione inudibile), me ne resi conto molto più tardi quando venni a sapere ciò che era accaduto con i cadaveri.

Reporter: - Con i cadaveri e con il loro trasporto a Bucarest.

Generale Stefan Gusa: - L’esercito non aveva alcun interesse a rubare i propri morti.

Reporter: - Ovviamente no, nel caso fossero esistiti e se fossero esistiti per colpa nostra.

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