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Generale Stefan Gusa » Interviste / media » Interviste » Intervista rilasciata dal generale Stefan Gusa al colonnello Valeriu Pricina

Intervista rilasciata dal generale Stefan Gusa al colonnello Valeriu Pricina in data del 20 marzo 1990

Reporter: - Signor generale Gusa, si potrebbe dire che l’ho invitata a prendere un caffè. Il caffè è sul tavolo, quindi l’invito è reale, ma stavolta il nostro scopo supera comunque quello dell’invito iniziale, per così dire. Entriamo dunque direttamente nell’argomento: non credo che lei necessiti di speciali presentazioni. Lo scopo di questo primo incontro è di  ricostituire, nei limiti del possibile, gli eventi di Timisora, di rievocare quel momento così importante, ciò nella misura in cui i suoi ricordi sono ancora vividi dopo i momenti di grande tensione che ha vissuto. Prima mi dica, però, come arrivò presso il dispositivo lì, a Timisoara?

Generale Stefan Gusa:  – Vi arrivai il 17 di dicembre. Non illustrerò tutto quanto accadde il 17, tutti gli eventi e tutte le telefonate fatte.

Reporter: “- Soltanto l’esenziale. Niente altro.

Generale Stefan Gusa:  – Inizio dal momento della partenza per Timisoara. Intorno alle ore 14.00, il ministro della Difesa Nazionale ricevette una telefonata, probabilmente  dagli ex vertici del Paese, dopodiché mi comunicò che sarei dovuto andare a Timisoara, dove la situazione era abbastanza grave, insieme a un gruppo di generali, cioè con i generali Stanculescu e Chitac, e che dovevo scegliere e prendere con me anche un gruppo di ufficiali del Grande Stato Maggiore i quali, se fossimo riusciti ad arrivare là, mi avrebbero aiutato a chiarire i vari problemi, a vedere di che cosa si trattasse; che saremmo partiti dall’aeroporto di Otopeni, con un aereo della Flotta Aerea Speciale, e che a capo di questo gruppo sarebbe stato l’ex segretario del Comitato Centrale, Ion Coman, che sarebbe venuto direttamente all’aeroporto. Prima che partissi mi disse, inoltre, che, come stabilito dai vertici, sarebbe venuto con noi anche l’ex generale Nuta (viceministro degli Interni e capo dell’Ispettorato Generale della Milizia). Andammo all’aeroporto, io vi arrivai prima degli altri, vi furono ritardi e non riuscirono a venire tutti gli ufficiali da me scelti, ma una parte di essi arrivarono e non aspettammo più. Intorno alle ore 15.00, non ricordo più con esattezza quando, decollammo. In ogni caso, alle ore 16,30 circa, arrivammo a Timisoara.

Reporter:  – Che cosa trovaste lì? Quale era l’atmosfera?

Generale Stefan Gusa: - All’aeroporto ci attendevano molte persone. In primo luogo, il tenente colonnello Zeca, capo della grande unità meccanizzata, alcuni ufficiali e anche alcuni rappresentanti degli Interni. Certo, erano tutti spaventati e agitati, e dicevano che in città regnava un grande caos e che la situazione era molto grave, ma d’altronde, in quei primi momenti non avevamo neanche la possibilità di saperne di più.. A un dato momento, il segretario Coman ci informò che il punto di comando sarebbe stato presso la sede del Comitato Regionale del Partito di Timisoara, e che ci saremmo dovuti incontrare là, ma che strada facendo ci saremmo fermati anche presso l’Ispettorato del Ministero degli Interni. Andammo, ovviamente, all’Ispettorato. Arrivammo là insieme al generale Stanculescu - forse era con noi anche il generale Chitac -, al mio aiutante e, me ne dimenticavo, al capitano Gheorghe. Trovammo là due ufficiali in borghese, di cui, come venni a sapere ulteriormente, uno era il generale Macri, che ci dissero che la situazione era particolarmente … (n.n.: registrazione inudibile).

Reporter: - Quindi non li aveva conosciuti prima?

Generale Stefan Gusa: Assolutamente no, non li conoscevo, non ne avevo avuto l’occasione (n.n.: registrazione inudibile) … che la situazione era particolarmente grave, che si agiva, che era stato dato fuoco, che non saremmo potuti arrivare, in alcun caso, al comandamento della grande unità.  Allora dissi: “Non preoccupatevi, ci arriveremo, comunque io ci arriverò, sia pur con un carro armato, se necessario.” Ora mi meraviglio comunque delle invenzioni esistenti nel Processo Timisoara, certo, sto ripensando a tutto a due mesi e mezzo di distanza, mi sarà forse sfuggito qualche dettaglio, ma è interessante che vi appaiono ogni sorta di dichiarazioni mie, che io, di sicuro non ho mai rilasciato, probabilmente la realtà …

Reporter: Si tratta forse di interpretazioni.

Generale Stefan Gusa: Interpretazioni su cui ci si è forse accordati prima. Certo è che rimanemmo lì per brevissimo tempo. Il comandante della grande unità era con me e ci dirigemmo verso la Caserma Oituz, anch’essa ubicata vicino al comandamento della divisione, per vedere se era possibile telefonare per avere informazioni. Lì aveva già cominciato a imbrunire, non vi erano condizioni per poter   guidare e decidemmo d’urgenza di andare al comandamento della grande unità,  cioè della divisione. Non c’era nessuno di fronte al comandamento, la gente sostava più in là. Di fronte all'edificio c’era invece una macchina bruciata, la quale apparteneva a uno degli ufficiali del comandamento. Vi era inoltre una specie di baracca di fronte all’edificio; più tardi capii che si trattava di alcuni chioschi per libri, praticamente bruciati, in cui il fuoco ancora covava sotto le ceneri. In effetti,   si sentiva rumore in strada. Entrai nel comandamento e mi informai, ovviamente le racconto tutto brevemente perché ho già riferito alcune questioni ai colleghi del giornale L’esercito del popolo, certo, nella misura in cui mi è stato possibile farlo. Mi venne riferito che si era già sparato in alto perché vi erano stati tentativi di entrare nel comandamento della divisione. Ne rimasi molto stupito: non capivo le ragioni per cui qualcuno avesse voluto entrarvi. Ne frattempo, però, fui interrotto da una telefonata da parte del Comitato regionale, tramite cui venni interpellato sul perché non ero venuto da loro, visto che c’era stata una teleconferenza. Vorrei precisare fin dall’inizio che non avevo avuto alcuna intenzione di andarvi, unicamente per il fatto che lì dove mi trovavo, cioè presso la divisione, potevo stabilire qualsiasi contatto con l’esercito. Da lì potevo parlare sia con il ministero, sia con le unità militari e con l’altra grande unità di difesa antiaerea della guarnigione, che a quella data ritenevo fossero nel dispositivo. Certo è che in realtà si era tentato di penetrare in alcuni obiettivi. Mi informarono che molti di questi  erano già custoditi dall’esercito, soprattutto i depositi di armamento e munizioni, particolarmente a rischio. Infine, riuscirono a farmi vedere anche una mappa preparata da quelli che erano partiti prima di noi. Ho dimenticato di dirle che al mattino era partito in aereo per Timisoara un altro gruppo di ufficiali del Grande Stato Maggiore, che avevano già esaminato la situazione. Mi illustrarono gli obiettivi militari che l'esercito doveva difendere, quali forze erano state mobilitate, mi dissero che si erano registrati morti e feriti. La situazione era, però, molto confusa.

Reporter : - Morti e feriti, dunque, tra i membri delle nostre truppe.

Generale Stefan Gusa: - Vi erano feriti sia tra i civili che tra i soldati, e ciò significava che si erano già verificati incidenti.

Reporter: - Quindi quando lei arrivò là vi erano già stati incidenti con un certo numero di morti.

 

 

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